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ALBERICO E LA “MASSA NOVA”

La Massa Vetus e la Massa Nova

 

Su Massa Alberico deve lavorare di più in quanto la città è di fatto inesistente. E’ un territorio che lavora poco il marmo delle Alpi Apuane (rispetto a Carrara) e ha un’agricoltura che si svolge su terrazzamenti collinari, nei boschi e in parte nella pianura. Ha poco commercio e poco artigianato. Quando Alberico diventa marchese, Massa, è formata da un gruppo di case costruite ai piedi della Rocca, racchiuse dalle mura costruite da Giacomo Malaspina nel 1460: prima c’era stato un castello romano e forse qualcosa di bizantino (il castello di Montignoso, comune vicino, è bizantino). In epoca Obertenga la rocca era solo una torre con intorno una fortificazione. Quando Massa riesce ad acquistare la sua indipendenza come feudo (prima era stata distrutta da Federico Barbarossa, e riedificata da Castruccio Castracani), diventa feudo dei marchesi Malaspina di Fosdinovo. Quello che i Malaspina ricevono, in realtà, è un borgo di case ai piedi del castello. Nel 1505 c’era una torre e un agglomerato di case sotto. Questa si chiamerà poi Massa Vetus (Massa Vecchia) quando verrà edificata la Massa Nova, ma non è rimasto più niente di visibile di quella parte di città (quasi tutto è stato sepolto dai successivi interventi), escluso qualche torrione, parte delle mura e i resti di “Porta Quaranta”. Giacomo Malaspina ha fatto realizzare nel Castello il palazzo, divenuto poi rinascimentale, e una fortificazione: la cortina malaspiniana (la quale è ancora identificabile intorno al castello). E più sotto c’era un acquitrino con alcune case sparse di campagna, messe in modo casuale e non collegate tra loro, a uso forse di persone che vivevano fuori dalle mura (contadini), denominate Borgo di Bagnara, dove vivevano persone di condizione più modesta essendo l’area meno salubre.

 

Il sogno di Alberico: Massa “città ideale”

 

Alberico pensa di dare senso compiuto a questi possedimenti progettando un impulso legato a un rinnovamento urbanistico. Tale rinnovamento si inserisce all’interno del movimento del Rinascimento, che punta a innovare passando dall’idea medioevale della rocca irrangiungibile dall’esterno, concepita come un dedalo di strade che doveva difendere il luogo centrale del potere (se qualche esterno penetrava nella cinta muraria medioevale spesso veniva catturato o ucciso) alla cultura del Rinascimento che ribalta i termini della concezione dello spazio urbano. Uomini come Leon Battista Alberti (autore della “De Re Aedificatoria”), Brunelleschi e altri, cambiano il corso della Storia, perché non guardano al medioevo, ma alla romanità, vanno a ri-studiarsi la trattatistica romana (risalendo a Vitruvio). In questo periodo si ha l’invenzione della prospettiva, il cambio di atteggiamento dell’uomo verso il mondo. Non cambia solo la rappresentazione nei confronti del mondo (vista con gli occhi dell’uomo e non di Dio come nel medioevo), ma si ritorna anche ai concetti della geometria, della simmetria, della prospettiva, dell’ermetismo e altro. Di Giorgio Martini, il Filarete, Leonardo da Vinci e altri, sono architetti che fanno cambiare il concetto della città. L’idea del Rinascimento è di spazio aperto, dove c’è una fuga prospettica. Simmetria, geometria, ordine, pulizia, apparato urbano come scena della città. La piazza, gli edifici come spazi urbani, derivano dalla romanità (la colonna che è un elemento tipico rinascimentale, l’uso della prospettiva come dimensione filosofica, ovvero guardare il mondo con gli occhi dell’uomo, umanizzare il mondo, portare a ratio la confusione che è nel mondo). Nasce un’idea nuova della figura dell’architetto. L’architetto del medioevo era un “capomastro” ed era insieme progettista e uomo del cantiere. Con Leon Battista Alberti questa visione cambia. Nasce l’architetto come figura separata dal capomastro, l’architetto è un progettista. Un nuovo rapporto si viene a creare tra l’architetto e il signore: il signore è un uomo colto dell’umanesimo, e deve avere un soggetto di riferimento che come lui è estremamente colto, sono entrambi portatori di un sapere molto alto. L’architetto è quindi un alter ego del signore. Sapere (architetto) e Volere (signore). Alberico conosce queste innovazioni ed è in contatto con moltissimi altri governanti. E’ informato su ciò che avviene nelle altre città che hanno avviato analogo percorso. Ferrara (nel 1541 – forse il primo esempio italiano). Borso d’Este a Ferrara dimostra che la città può essere ridisegnata. Pienza, creata da Enea Silvio Piccolomini (Papa Pio II) sul precedente Borgo di Corsignano. Alcune sono città ex-novo (Sabbioneta, Massa), altre sono estensioni e rifondazioni (Ferrara, Carrara). Nella città rinascimentale le mura sono una auto rappresentazione simbolica. Non hanno principalmente funzione di difesa come nel medioevo. Spesso la forma delle città era una figura geometrica, la geometria guida l’architetto rinascimentale. Esso considerava meno lo stato del suolo, la condizione del terreno, ma guardava soprattutto ad altro. La città diviene città-simbolo, e va letta in chiave simbolicaVespasiano Gonzaga, che ha fondato Sabbioneta, era in scambio epistolare con Alberico, erano amici (c’è stato scambio di idee). Le “città ideali” vanno dal 1400 fino al 1600quasi 1700 (in Sicilia). Palmanova nel Friuli (1593) è città fortezza perché aveva anche un uso militare concreto che si aggiunge a quello umanistico. A Lucca, l’architetto Baldassarre Lanci (o Delle Lancie), che ha realizzato le mura di Lucca, era stato allievo di Girolamo Genga di Urbino, a sua volta allievo di Francesco Di Giorgio Martini, colui che aveva interpretato nel modo più illuminato la città ideale (non esisteva solo la genealogia dei nobili, ma anche quella della cultura, la tradizione della cultura passa da maestro a discepolo). Baldassarre Lanci (in quanto allievo della scuola di Francesco Di Giorgio Martini) viene chiamato da Alberico I Cybo Malaspina a Massa, prima della “Fondazione” della Massa Nova. Gli anziani di Lucca gli concedono di venire a Massa per qualche giorno su richiesta di Alberico e lo stesso contribuisce al progetto delle mura della Massa Nova. Nel Cinquecento dall’idealismo astratto degli architetti quattrocenteschi si passa a una Città che è anche di difesa reale (il Cinquecento è un secolo di guerre).

 

Il sogno di Alberico: realizzare una città ideale dalla forma antropomorfa

 

Quasi tutte le città rinascimentali ispiratesi alla città ideale hanno forma di stella, ma Massa invece? Gli eruditi hanno ipotizzato che si tratti di una stella caudata (cometa), qualcuno ha ipotizzato che derivasse dal forte culto della natività in casa Cybo, ma così non sarebbe una forma geometrica perfetta. Più probabilmente, secondo Luigi Firpo (storico del 900), la città è una forma manifesta dell’essere umano, cioè la città e l’uomo hanno la stessa sostanza: città che è uomo e uomo che si fa città. E’ una stella, quindi, che ha diversa natura, non una stella simbolica ma una stella antropomorfa. Caratteristiche principali delle città antropomorfe: Ombelico = piazza, Cuore = Chiesa, Caput = Fortezza, Pelle e arti = Strutture di difesa (le mura), Rapporto fra l’interno e l’esterno, Linea di demarcazione fra spazio esterno e spazio interno. Questa idea antropomorfa passa dall’architetto Di Giorgio Martini a Baldassarre Lanci (delle Lance). Quando Alberico pensa alla città non pensa solo alla struttura muraria, ma alla costruzione di una società urbana, Massa come somma di persone, intende dotare la città di palazzi, e quindi di famiglie che costituiscano la nobiltà urbana, che non esisteva a Massa a differenza di Lucca, per cui intende mettere in atto una costruzione fisica e antropologica della città, un “animus” che la nutre e l’alimenta.

 

La Massa Nova o Cybea di Alberico

 

Dopo la posa della prima pietra della Carrara Nova, avvenuta il 10 Maggio 1557, l’allora marchese Alberico Primo Cybo Malaspina e Isabetta Della Rovere (sua diletta consorte) posano la prima pietra della città della Massa Nova, avvenuta il 10 Giugno 1557, come testimoniano i cronisti dell’epoca. Si trattava di una pietra contenitore all’interno della quale furono messe monete (di buon auspicio) e una pergamena con il nome di Alberico, della moglie e di Alderano (loro figlio). In tal modo compiono un atto rituale, la fondazione assume un significato sacrale. Così come le antiche città (Roma) che venivano anch’esse fondate in modo sacrale. Il Solco primigenius di Roma, fatto da Romolo: non è la città ma un nucleo metafisico della città. Romolo uccide Remo perché ha oltrepassato il solco e in tal modo Remo ha commesso un atto sacrilego. Per ristabilire il valore sacrale del solco, secondo questa visione, Romolo “deve” uccidere Remo). La Florentia romana: Cosimo I dei Medici a Firenze riprende lo stesso atto per la fondazione. Solo le città importanti avevano un atto di fondazione rituale, che non consiste solo nel mettere un sasso, ma caricare un atto di significato sacrale.  La fondazione di Massa Nova avviene il 10 Giugno. Tre mesi prima, il 10 Marzo, avevano cominciato a scavare per mettere le fascine. All’epoca era ancora in vigore il calendario Giuliano, secondo il quale queste due date corrispondevano all’equinozio di primavera (10 Marzo) e al solstizio d’estate (10 Giugno). C’è quindi il momento del concepimento nella prima data e quello della nascita nella seconda. Il 10 Marzo corrispondeva all’entrata del sole nel segno dell’Ariete, quindi rappresentava un inizio rituale. Il passaggio dal calendario giuliano al calendario gregoriano avviene nel 1582. Massa non è una città qualsiasi, ma oggi ha la consapevolezza di essere una città rinascimentale? Sono giunte fino a noi due cronache di questi eventi: una da parte di Gasparo Venturini (uomo d’armi, capitano, uomo di fiducia dei Cybo: si trovava a Milano quando Giulio Cybo Malaspina fu decapitato) e una da parte di Tommaso Anniboni (commerciante di Aiola, in Lunigiana, che abitando a lungo a Massa scriveva di sua iniziativa le cronache del tempo). Tommaso Anniboni dice che la fondazione avvenne il 10 Giugno, mentre Gasparo Venturini che avvenne l’11, ma quando Alberico promulgò gli Statuti nel 1592, si ha la conferma che la fondazione avvenne il 10 Giugno (“che il 10 Zugno si abbi a festare”). Firenze (la nuova Firenze) viene fondata con lo stesso metodo e la Festa di Fondazione viene ricordata con la Festa del Patrono, San Giovanni. Nella Massa Nova di Alberico: Baldassarre Lanci e Alberico rappresentano l’uno il sapere e l’altro il volere. L’ “uomo all’interno del pentalfa” è un simbolo pitagorico (pentagono = figura geometrica. Le città ideali erano concepite sulla base di figure geometriche). Le misure del pentalfa stanno in rapporto aureo. Il rapporto aureo è la misura presente in natura nella crescita di alcuni animali e vegetali. Rapporto 1 a 0,618 (ciò che è bello in natura è sulla base di una rapporto aureo). Nella figura dell’uomo all’interno del pentalfa la forma a stella veniva identificata con la forma del corpo umano.  Correlazione con l’ “uomo vitruviano”. Per Francesco Di Giorgio Martini la città è uomo, ma se l’uomo è la stella (pentalfa) l’uomo e la città (a forma di stella) sono la stessa cosa. La piazza “ombelico” per Alberico è Piazza Mercurio. Mercurio era il dio dei commerci, in quella piazza si svolgeva il mercato, ma non è soltanto questa la motivazione. Mercurio è anche “Psicopompo” cioè accompagnatore di anime nell’al di là, punto di comunicazione tra l’“inferos” e il “superos”, elemento inferiore ed elemento superiore. La Firenze dei Medici ha il carro di Mercurio. L’onfalos=ombelico. Tutto ciò evidenzia come Massa abbia assunto la figura di una stella antropomorfa e non di una stella caudata. Nel 1605 l’architetto Pietro Vagnarello scrive ad Alberico, parlando delle fortificazioni di Lavenza, e a questo proposito fa riferimento a “la pianta di fortificazione della figura a stella che lei tanto loda”. In questa lettera si dice, quindi, che Alberico è un cultore della forma a stella. In un libro del 1561 “Girolamo Ruscelli”, un poligrafo (colui che scrive su ordinazione), scrive delle origini di Alberico e delle “imprese”. L’impresa è una cosa diversa dal blasone. Indica le intenzioni che una data persona ha. Le imprese non dovevano essere troppo esplicite, dovevano essere di interpretazione non troppo facile né troppo difficile, e dovevano avere un motto scritto in una lingua diversa da quella della persona interessata. Alcune imprese Alberico se le fa da sé, una compare sul libro delle imprese illustri di Girolamo Ruscelli. Alberico gli ha chiesto di metterla nel libro, ma di non dire nulla del perché. Nell’impresa raffigurata nel libro ci sono i simboli zodiacali (Pesci, Ariete, Toro) che riportano le due date della fondazione (se il calendario viene slittato da giuliano a gregoriano le date corrispondono al 20 marzo – equinozio di primavera – e al 20 giugno – solstizio d’estate -). La gru è rappresentata mentre sorregge la pietra con una zampa, in quanto è un simbolo di vicinanza, mentre in questa impresa di Alberico è rappresentata una cicogna con una zampa su un cubo (cubo=CVBO=CYBO). Per la Piazza ombelico, nonostante Massa fosse legata a papi e cardinali, non viene scelto un santo ma viene scelta una divinità pagana (Maso Friniguerra 1460, a Firenze c’è il carro mercuriale). Mercurio, poiché rappresenta nascita, rigeneramento, fondazione, ha la stessa funzione della cicogna. La fons mercurialis del mausoleo di Alicarnasso aveva due cannelle, come la fontana di Massa, una di acqua dolce e una di acqua salata, in cui le due polarità maschile e femminile ritrovano la loro unità. In origine la fontana di Piazza Mercurio era una fons mercurialis. Tutti a Massa dovevano contribuire alla costruzione delle mura (o andando a prestare manodopera, o mandando altri, o pagando). Cato de Alberti è un uomo che riceve un appalto a Massa: in piazza Mercurio si trova Palazzo Alberti, che ha sullo stemma un cerchio e quattro catene, lo stesso stemma della Famiglia Alberti della Catenaia, di cui era membro Leon Battista Alberti. Cato de Alberti, secondo il Prof. Claudio Palandrani (Presidente Associazione “Apuamater” e Consigliere del Direttivo dell’Associazione “Ducato di Massa®” dalla cui Conferenza, tenuta durante il progetto “Giovani SCATTI”, promosso dall’Associazione “Ducato di Massa®”, sono tratti gli appunti che sono alla base di questo capitolo), era membro della stessa famiglia Alberti di Leon Battista Alberti.

 

Il Pomerio Ducale di Massa Nova

 

Il Pomerio Ducale ha uno stretto rapporto con la città, è nato non casualmente un mese prima della posa della prima pietra. In quel momento Alberico fa spostare 40 piante di arancio, dalla zona del Prado (= prato) in un terreno che il signore aveva, nella zona di Camporimaldo. Alberico fonda il Pomerio un mese prima della città, non è casuale perché la fondazione del giardino si connette alla fondazione della città. La cultura del Giardino nella visione umanistica appare, ma già nel medio evo e in epoca romana il giardino viene rappresentato con forte significato. Nel Medioevo viene ad assumere un significato particolare di chiostro = claustrum = spazio chiuso fra quattro mura, altre volte è l’hortus conclusus. Anche nel Rinascimento le mura separavano una realtà esterna da una realtà interna. Nel giardino separavano dal caos della natura esterna, era la ricerca di un ordine interiore. Il Giardino all’italiana è essenzialmente di matrice geometrica, indica la ratio dell’uomo, un modo di esorcizzare il caos della natura. Il Giardino del Pomerio da un lato ha il significato dell’hortus conclusus e dall’altro del chiostro. Pomerio o Pomario viene usato indifferentemente ma il Pomerio indica il Giardino, mentre il Pomario indica un luogo di coltivazione di frutti (il Giardino può avere delle piante da frutto, ma non è un frutteto). Porre un giardino d’arance a occidente (o “caso”), come il Pomerio di Massa, simbolicamente si collegava al Giardino delle Esperidi (Espero = Occidente). Le arance simboleggiano i Pomi d’Oro delle Esperidi che rappresentano il giardino d’occidente. Mentre la città è il luogo dei negozi (=nec otium, dove si lavora), degli affari, il Giardino è il luogo dell’otium (il luogo dove si va a fare filosofia). Il Giardino e la città sono quindi due poli interdipendenti, naturalmente legati fra di loro. Il Giardino rappresenta la meta iniziatica, filosofica, intellettuale della città). Il Pomerium per i latini era lo spazio sacro della città, l’animus della città, senza il quale la città non può esistere (Roma è una città perché ha il pomerio).

Le città che in Italia hanno questi giardini rinascimentali sono tutte città importanti ed è anche il giardino, per via dei suoi significati a fare di loro delle città importanti. Per cui Massa avendo il pomerio era da considerarsi Città importante. Quello di Pasquino e Pasquina è un portale realizzato successivamente al Seicento. Nel portale c’è un’iscrizione di Bartolomeo Ammannati. Nelle nicchie del giardino c’erano delle statue. Il successore di Alberico, Carlo I, suo nipote, amplia il giardino e gli dà una forma cruciforme, inoltre cambia la geometria interna dei viali. Massa è una delle poche città italiane che hanno un giardino (Firenze, Mantova, altre). Con Carlo I Cybo Malaspina il giardino si allunga nella parte anteriore fino ad arrivare al piano di Camporimaldo. Foto d’epoca testimoniano che negli anni 30 del Novecento il giardino c’era ancora.

 

Le più antiche vedute di Massa Nova

 

Al Museo del Prado di Madrid è conservato un gruppo scultoreo dal nome “Apoteosis de Claudio”. Raffigura un’aquila appoggiata sopra un basamento. L’aquila romana, sopra il basamento, era stata trovata alle Frattocchie di Roma dove c’era anticamente un centro di nome Boville. Quest’aquila era sulla tomba di un generale romano, Marco Valerio Messale Corvino, ma ora quest’opera è chiamata “Apoteosis de Claudio” perché un tempo si credeva che si trattasse della tomba di Claudio. Il generale Colonna, nel 600, affida a Pompeo Boselli il compito di rimettere insieme i pezzi di quest’aquila ed egli la colloca su questo basamento.

L’Aquila quindi è di epoca romana, il basamento è di epoca albericiana, e raffigura i possedimenti di Alberico. Agli angoli del basamento sono presenti 4 aquile ognuna con un aquilotto, ciascuno dei quali ha un uovo. Su un lato è raffigurata Massa e sono rappresentate le mura malaspiniane del 1460 e le mura albericiane del 1557. La seconda rappresentazione sul basamento è quella di Carrara, qui nell’unica raffigurazione oggi conosciuta delle mura medievali di Carrara. Alberico poi demolirà parte di queste mura e si allargherà oltre il Fiume Carriona. Nell’immagine sul basamento si vede anche una parte delle nuove mura già costruite a Carrara. Su un altro lato è rappresentata Lavenza, e si vede su una torre una bandiera con lo stemma dei Cybo Malaspina. E ogni città nel basamento ha l’uccello con il cubo, é come se fosse il “nido dei Cybo Malaspina”. Nell’ultimo lato c’è Moneta con l’iscrizione che tradotta significa “anch’io sono nel cubo”, ovvero anch’io faccio parte della storia dei Cybo. Le quattro città sono come gli aquilotti nel nido dei Cybo, i Cybo sono le Aquile, mentre gli aquilotti sono le città nel nido dei Cybo. Questa stessa impresa con la cicogna e il cubo è presente anche nel grottesco del palazzo Ducale a Massa. Un altro motto che Alberico usa sulle monete, realizzate alla Zecca di Massa, è “sub alarum tuarum” ovvero sotto l’ombra delle tue ali. Se il riferimento dell’impresa con la cicogna e il cubo è alla fondazione della Città, nel basamento il riferimento è alla costruzione dello Stato = anche voi siete nel nido = riconoscimento di un tutt’uno che è lo Stato Cybeo. Siamo passati dal livello della città al livello dello Stato. Massa è Città Imperiale (e acquisisce per concessione dell’Imperatore del Sacro Romano Impero l’aquila bicipite nello stemma del casato).

 

Prof. Claudio Palandrani (Presidente Associazione “Apuamater” e Consigliere del Direttivo dell’Associazione “Ducato di Massa®” dalla cui Conferenza, tenuta durante il progetto “Giovani SCATTI”, promosso dall’Associazione “Ducato di Massa®”, sono tratti gli appunti che sono alla base di questo capitolo

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