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ALBERICO E LA CARRARA NOVA

Le intuizioni di Alberico I° Cybo-Malaspina

 

Alberico godeva di ottimi rapporti diplomatici sia con il Granducato toscano (Franceschetto Cybo, nonno di Alberico, aveva sposato la figlia di Lorenzo il Magnifico) e con la Repubblica di Genova (i Cybo venivano da Genova. Lorenzo Cybo aveva sposato Ricciarda Malaspina, Marchesa di Massa e Signora di Carrara.

Il Principe Alberico Cybo-Malaspina aveva tenuto la cittadinanza genovese ed era all’epoca il maggior contribuente per l’erario della Repubblica genovese).

Oltre a realizzare in 70 anni di governo 4 città (Massa, Carrara, Lavenza e Moneta: rappresentate nei 4 bassorilievi della base del monumento su “l’Apoteosi di Claudio” conservato al Museo del Prado a Madrid e rappresentate nel “Corpus di vedute Cybo-malaspiniane seicentesche”, conservate all’Archivio di Stato di Massa e realizzate, su incarico del Principe, da Giusto Utens e dal figlio Domenico, residenti a Carrara), Alberico, appena succeduto alla madre Ricciarda, fu pienamente consapevole di essere a capo di due Stati Massa e Carrara) che, a dispetto della loro limitatezza territoriale, erano dotati di una grande importanza strategica.

Questi infatti, svolgendo una funzione di “cuscinetto” tra i confini dei territori estensi, fiorentini e genovesi, occupavano una posizione di grande interesse tra gli obiettivi militari dell’impero. E le concessioni operate in favore dei piccoli stati di Alberico dagli Imperatori: Carlo V prima e Massimiliano poi, sono un segno evidente di tale importanza.

Ma il capolavoro di Alberico fu quello di aver avviato, in primo luogo, una politica economica che portò le entrate fiscali a diventare la prima voce di bilancio dei due Stati e, in secondo luogo, a far diventare il commercio una delle attività economiche più forti e che al commercio fosse finalizzata ogni produzione; in terzo luogo, che l’impegno principale di Alberico sia stato rivolto a introdurre, non casualmente, quelle novità produttive e a sviluppare quei settori economici che garantivano maggiori gettiti fiscali e migliori possibilità di commercializzazione.

Con Alberico compaiono infatti tra le principali attività economiche le Arti della lana, del cuoio, del ferro, del lino, della seta, del sapone, del panificio, del bronzo e dell’oreficeria, del sale, del marmo e una specializzazione di produzione agricola (degli agrumi, dell’olivo, della vite e di altri prodotti) finalizzata al commercio con l’estero.

Così come il risanamento e l’assetto idrogeologico della montagna con lo sviluppo dei Paesi albericiani montani e il risanamento della costa, divenuta tale, grazie alle opere di bonifica e di idraulica.

Da qui è rimasta esaltata la capacità operativa e diplomatica di Alberico che si muoveva in tutta Europa e governava in modo illuminato e aperto i suoi due Stati.

Se così è stato, allora, una tale politica non poteva fare a meno di alcune condizioni fondamentali: la comodità, libertà e sicurezza di transito delle merci sul territorio statale che si potevano realizzare solo con una politica di manutenzione e di miglioramento della viabilità, con l’ampliamento delle possibilità di sviluppare i commerci (fondamentale risultava, a tal fine, ottenere approdi e porti di mare sul proprio territorio) e con l’eliminazione di tutte quelle situazioni di scontro e tensione relativi alla necessità di pacificare dissidi lungo i confini degli stati e migliorare rapporti e investimenti nei punti di passaggio fra uno stato e l’altro, migliorando, in accordo con gli Stati confinanti, l’asse viario principale: la Via Francigena (che da Roma portava a Canterbury).

Proprio a causa dei problemi di sicurezza rispetto alla salubrità della Francigena (per la presenza di acquitrini, poi risanati e regimati; alla sicurezza legata sia alla presenza di alcuni briganti e alle incursioni saltuarie dei saraceni, che approdavano facilmente sui fondali bassi delle spiagge), Alberico, realizzate le mura di Massa Nova, deviò, a Codupino, più a monte la Francigena, obbligando tutti coloro che transitavano sulla stessa ad attraversare la nuova Città di Massa e a riprendere il percorso originario dopo Montignoso (presso il Salto della Cervia) al confine con il Granducato di Toscana, lanciando ancor di più in tal modo i commerci e le attività economiche.

 

Alberico e Carrara

 

Nell’ottobre del 1472 Jacopo Malaspina comprò dalla famiglia dei Campofregoso di Genova le terre di Carrara, di cui divenne signore. Per via ereditaria lo stato carrarese venne unito con il confinante stato di Massa sotto la comune dinastia dei Malaspina prima, e dei Cybo-Malaspina poi.

Per comprendere tutta l’importanza che ebbe per Carrara l’opera costruttiva di Alberico I Cybo Malaspina, bisogna partire da quando egli ereditò dalla madre, Ricciarda Malaspina, il governo dei due Stati (Massa e Carrara).

La Signoria di Carrara si era sviluppata attraverso i secoli grazie ai suoi Marmi Straordinari, senza i quali la Scultura e l’Architettura, dai tempi dell’antica Roma, fino al Rinascimento, sarebbero certamente state molto diverse.

Pur risiedendo a Massa (prima nel Castello Malaspina e successivamente nel Palazzo, divenuto nel tempo il Palazzo Ducale, all’interno delle nuove mura) non trascurò Carrara, Lavenza e Moneta (gli altri tre borghi strategici collocati nel territorio dello Stato di Carrara).

La città di Carrara ha avuto tre fasi importanti a livello di sviluppo urbano (tralasciando quelle dopo Alberico): la fase dell’epoca romana, la fase dell’epoca medioevale, la fase dell’epoca albericiana (o tardo-rinascimentale).

Esistono numerose testimonianze nei vari archivi storici e numerose pubblicazioni sulla storia e sull’assetto urbanistico di Carrara durante le tre epoche.

Una rappresentazione della “Carrara pre-albericiana” ce la dà un basamento marmoreo di un monumento, che si trova all’interno del Museo del Prado di Madrid, denominato “L’Apoteosi di Claudio” (La parte alta del monumento è una scultura del periodo dell’antica Roma, il basamento è invece una scultura tardo-rinascimentale e rappresenta, sui quattro fronti, le 4 città di Alberico I Cybo Malaspina: Massa, Carrara, Lavenza e Moneta).

Carrara medievale era un borgo abitato racchiuso all’interno di solide mura. Oltre il torrente Carrione si trovava il popolato nucleo abitato di Cafaggio. All’interno del borgo murato, oltre alle case degli abitanti, i due edifici emergenti erano quelli dei due poteri: quello civile e quello religioso, ossia il Castello e la Pieve (poi divenuta Duomo di Carrara).

Il tessuto urbano della città odierna ancora conserva le tracce e gli edifici del periodo medioevale. Quando Alberico I Cybo Malaspina diviene Signore di Carrara, alla morte della Madre, eredita un borgo cinto da una cortina muraria, con un nucleo abitato extramurario, e con una straordinaria potenzialità estrattiva, e una, altrettanto, straordinaria vocazione produttiva e artistica.

Il personaggio che conferisce a Carrara (come a Massa) l‘immagine di città rinascimentale è Alberico I Cybo-Malaspina.

Una rappresentazione si trova in un “corpus” di vedute Cybo-Malaspiniane seicentesche), nelle quali è possibile vedere le nuove mura di Carrara Nova, così come furono realizzate.

Come Massa, anche Carrara ha perduto, oggi, quasi completamente le mura albericiane. In alcune parti del tessuto urbano se ne conservano le tracce, così come si sono conservati gli edifici principali edificati sotto il governo di Alberico I Cybo Malaspina.

Il Castello Cybo-Malaspina (oggi Palazzo del Principe) è sede della prestigiosa Accademia di Belle Arti di Carrara.

 

L’apporto dell’Associazione “Ducato di Massa®” al TRENTENNALE DELLA “QUINTANA CYBEA®”!

 

Una raccolta di informazioni e immagini su la Carrara di Alberico è stata realizzata, dall’Associazione di promozione sociale “Ducato di Massa”, in favore dei protagonisti del progetto, in occasione del trentennale della rievocazione storica della Quintana Cybea. La raccolta vuole introdurre a una rapida conoscenza della storia della città di Carrara (relativamente al periodo più importante vissuto dalla città nel passaggio dall’Alto Medioevo al Tardo Rinascimento), quando da piccolo borgo medioevale ha avviato la propria trasformazione urbana, grazie alla volontà e alle intuizioni dell’allora sovrano, poi principe, Alberico I Cybo Malaspina, detto il Grande, che si è ispirato molto al tema culturale rinascimentale della “città ideale”, che impegnò per circa duecento anni: pensatori, principi e architetti di numerose Città italiane (trasformandole in scrigni preziosi di storia e di opere d’arte).

Il taglio nella realizzazione è stato volutamente scelto dall’Associazione no profit Ducato di Massa (associazione che opera nel settore della “demoetnoantropologia” e opera per “far rivivere la storia” attraverso rievocazioni storiche e giochi storici (con la Giostra all’anello della “Quintana Cybea®).

Tra il 2019 e il 2020 sono trenta anni dalla prima rievocazione storica.  Il 14 Dicembre 2019 a Massa, presso il Parco degli Ulivi. www.quintanacybea.com), si è tenuta la Quintana Cybea® e sono proseguiti gli studi e ricerche collegati alla salvaguardia del patrimonio immateriale che la Quintana rappresenta.

L’Associazione sta agendo attraverso percorsi di: Identificazione, Documentazione, Preservazione, Protezione, Promozione e Valorizzazione, al fine di caratterizzare e valorizzare in tal modo: ricerca, salvaguardia e interdipendenza tra: “patrimonio culturale materiale e tangibile” (rif. Convenzione UNESCO 1972) e “patrimonio culturale immateriale, intangibile e vivente” (rif. Convenzione UNESCO 2003), e tra l’affermarsi della “diversità culturale” -sale e lievito per far diventare la cultura dinamica- (rif. Convenzione UNESCO 2005) e promozione e sostegno alla nascita, in ogni territorio locale, delle recenti “comunità di eredità del patrimonio culturale materiale e immateriale” che dovranno moltiplicare gli sforzi della trasmissione della cultura e della storia tra generazioni (rif. Convenzione del CONSIGLIO d’EUROPA 2005 – approvata a Faro in Portogallo e ratificata nel 2020 dal Parlamento italiano).

L’Associazione vuole essere considerata una risorsa a cui attingere per tramandare e trasmettere il valore di ognuna delle manifestazioni in contesti più ampi e per aprire ambiti di promozione intrinsecamente legati allo sviluppo sostenibile dei territori e a forme di turismo emozionale (il turismo dei “viaggiatori”, da preferire al turismo dei “visitatori”) delle nostre città d’arte, dei nostri centri storici, dei nostri borghi, dei nostri paesaggi, delle nostre rievocazioni storiche, che vanno rispettati nella loro bellezza e fragilità.

Questi “Viaggiatori” che oltre al turismo amano scoprire e vivere, unitamente ai volontari che operano da anni nelle rievocazioni storiche, l’interrelazione che porta la conoscenza della storia del territorio (e il loro viaggio emozionale, attraverso di essa), coniugato alla conoscenza e all’esperienza con l’ambiente circostante, sia fisico che sociale, grazie al processo di formazione e di elaborazione dinamica delle identità locali, processo che conduce alla riscoperta del “genius loci” sia da parte dei volontari sia da parte dei viaggiatori.

 

 

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